Interviste

Andreoli ( in collaborazione con Chorus Design Group)

La nostra azienda muove i primi passi agli inizi degli anni ’70 come laboratorio artigianale specializzato nella curvatura di laminati plastici in grado di realizzare sia quantitativi per forniture contract che singoli elementi nati da un progetto esclusivo.

Negli anni ’80 iniziamo la collaborazione con DuPont™ attraverso la lavorazione di Corian® un materiale unico e innovativo grazie al quale il legame con il mondo della progettazione diventa ancora più forte. I risultati superano ogni previsione e ci consentono di sviluppare l’impiantistica industriale introducendo apparecchiature specifiche e sofisticate per la lavorazione di Corian® e solid surfaces. Nel tempo i rapporti con importanti architetti e designer italiani si intensificano e così le innumerevoli applicazioni nel settore dell’arredamento residenziale e pubblico. Dal 1990 entriamo a far parte del “Corian® Quality Network”, prestigioso circuito di aziende le cui capacità di lavorazione di DuPont™ Corian® sono certificate da DuPont™.

 

Chorus Design Group

Chorus Design Group nasce a Milano nel Febbraio 2003, come libera associazione di designer di varia provenienza geografica e culturale, uniti dall’obiettivo di confrontarsi su temi comuniCollabora attivamente con altri professionisti intrecciando per ogni progetto multidisciplinarietà sempre diverse.

Con la ricerca della STANZA URBANA ChorusDesignGroup esordisce con un approccio inedito alla progettazione come nuova condizione creativa.

Oltre alla seduta Paolo.a – che ha partecipato al Salone Satellite di Milano nel 2006, alla mostra curata da Matteo Ragni “I have a dream”, alla I edizione di SUNLAB al SUN di Rimini (Ottobre 2008) e alla manifestazione OUTentico 2009 durante l’evento fuori salone tenutosi presso la sede dell’Ordine degli architetti di Milano – il gruppo ha realizzato un prototipo di lampada sostenibile per esterni Pianta.La, selezionata per la II edizione di SUNLAB al SUN di Rimini e annoverata tra i progetti della mostra
“Sostenibilità alla Bolognese” durante il SAIE di Bologna (Ottobre 2009). In occasione del Salone del Mobile di Milano 2010, Pianta.La è stata inclusa nella manifestazione OUTentico 2010 durante l’evento fuori salone
tenutosi presso la sede dell’Ordine degli architetti di Milano.
Contemporaneamente CDG partecipa con un’installazione audio-video – incentrata sul tema della STANZA URBANA – all’evento fuori salone 2010 Kontaminazione presso lo spazio Art&Gallery di Milano e, con una collettiva di oggetti con cui il gruppo ha esordito nel 2005 alla VIII° ed. del Salone Satellite, a PeRho design District a Rho Fiera.
Intanto il gruppo indaga e approfondisce il tema della sostenibilità, con progetti di matrice eco-sostenibile quali Il Giardino di Alice.
L’ingegnerizzazione, avvenuta grazie ad EIS, azienda specializzata in tecnologie illunimotecniche a LED, tra 2010 e 2011, della lampada Pianta.La, consente al CDG di partecipare al Green Carpet a Giardini d’Autore, rassegna di floricultura e vivaistica, tenutasi 18-21 Marzo 2011 a Villa Lodi Fè a Riccione e, nella sezione della “Casa Sensoriale”, la prima abitazione “futuribile”, ad Ecocentrica – Prima Biennale della Sostenibilità,
manifestazione tesa a promuovere lo sviluppo e l’introduzione, nell’abitare e nel vivere quotidiano, di comportamenti “sostenibili, tenutasi alla Fiera Expò di La Spezia dal 3 al 6 Aprile 2011.
In occasione della settimana del Salone milanese 2011, la seduta per esterni Paolo.a, selezionata dal noto marchio spagnolo MANGO, viene esposta nelle vetrine del Flagshipstore, in corso Vittorio Emanuele 24-28.
Nello stesso periodo, il 13 aprile 2011, lungo Via Borsieri, in Zona Isola a Milano, CDG per promuovere il suo nuovo sito web -chorusdesigngroup.com – realizza in collaborazione con Creuza Comunicazione e grazie alla partecipazione di GreenGraffiti® Italia, l’evento Fuori Salone ‘Think IT Green’, una delle prime performance
italiane di comunicazione pulita, con l’obiettivo di comunicare il rispetto dell’ambiente e dello spazio urbano.
Questa strategia di comunicazione, volta a farsi portatrice d’istanze di sostenibilità, porta il gruppo a ricevere, il “Premio Eccellenze per la Sostenibilità Energetica” come ‘Best Practice per Piani di Comunicazione
Sostenibile’ in occasione del Forum “La Sfida Energetica alla Sostenibilità del Benessere” organizzato a Napoli il 12 Dicembre 2011, presso Villa Doria D’Angri dalla Fondazione Simone Cesaretti.
Recentemente Pianta.La e’ stata inclusa nella nuova pubblicazione NATURAL DESIGN, a cura di Maurizio Corrado e Marco Ferrari, edito da Wolter Kluwer Italia, presentato in anteprima durante la Design Week il 10
aprile alle ore 18 presso lo Showroom BHC a Milano, organizzata da Wolter Kluwer Italia.

Vanzo Ferro Battuto

In casa Vanzo le cose si fanno ancora a mano, una per una, opere uniche che recano intriso il marchio indelebile della mano dell’uomo. Una mano segnata dal caldo ferro tanto quanto il caldo ferro è segnato dalla stessa mano. Autore di procedimenti e macchinari innovativi, Giuseppe Vanzo,  cresciuto fra il forno, il maglio e l’incudine, vanta un’esperienza di lunga data ed è imbattibile nella realizzazione di recinzioni e cancelli monumentali, di scale e protezioni, di serramenti speciali. Il figlio Mirko ha invece impostato il suo ruolo nella lavorazione dell’acciaio inox, nella progettazione assistita di pezzi speciali e di piccole produzioni di arredamento, integrate con il vetro o rifinite con colore. Il risultato sono installazioni spesso spettacolari, sculture da esterno destinate a rimanere a lungo nel tempo.

info@vanzoferrobattuto.ithttp://www.vanzoferrobattuto.it

Sartori Ceramiche

Il laboratorio di ceramica Sartori è nato nel 1969 a Nove, luogo simbolo nello sviluppo della ceramica. Il fondatore Cesare Sartori coniuga una padronanza rara delle tecniche e dei materiali ceramici con le caratteristiche tipiche dell’artigiano e dell’artista, favorendo sperimentazione e innovazione in ambienti spesso pensati come legati strettamente alla tradizione.

L’esperienza passata di Cesare Sartori è presente nella produzione odierna, seguita e diretta dalla fi glia Vania. Il laboratorio si occupa delle varie fasi della lavorazione, dalla posa della materia prima sullo stampo, alla cottura, fi no alla lavorazione.

sartoriceramiche@libero.it –  http://www.cesaresartori.it

Sartori Marmi

Il laboratorio di Ermenegildo Sartori è attivo dal 1973 a Brendola, a pochi km da Vicenza, ed è specializzato nel taglio e nella lavorazione di lastre di marmo. Rispetto ad altri artigiani ed aziende dello stesso settore, Ermenegildo Sartori ha preferito specializzarsi e focalizzarsi sulla lavorazione di marmi rari e pregiati, scartati da altre aziende perché troppo costosi. sartorimarmi@gmail.com

Ma chi l’ha detto che il marmo è una roccia fredda? A osservare le affascinanti creazioni di Ermenegildo Sartori, ci si fa un’altra idea: gli spettacolari giochi di luci ed ombre e la calda armonia delle linee sembrano fare emergere l’ardente fiamma che ha incendiato e incendia, tuttora, l’anima del marmista vicentino. Nel 1973 il laboratorio di Brendola (a pochi chilometri da Vicenza) ha visto l’inizio della sua attività totalmente volta all’edilizia. Inizialmente specializzato solo nel taglio e nella lavorazione di lastre di marmo, il signor Sartori ha preferito specializzarsi e focalizzarsi sulla lavorazione di marmi rari e pregiati, scartati da altre aziende perché troppo costosi. La sua produzione si è fatta, così, sempre più artigianale, fino ad eliminare tutte le macchine per la lavorazione in serie. L’handmade, una scelta che ha fatto la differenza? Sicuramente. – risponde – Producendo artigianalmente e in piccoli quantitativi riusciamo a mantenere alta la flessibilità per soddisfare i clienti. Uno dei valori aggiunti della sua attività è il sapiente gioco di intrecci tra una consolidata base di tradizione e la volontà di guardare avanti, ad una innovativa creatività. Numerosi sono i progetti che, in questi anni, hanno saputo unire artigianato e industria del design. Il curriculum di Ermenegildo Sartori conta parecchie collaborazioni con designers di grande prestigio, che nell’ultimo periodo si stanno vivacizzando, ed altrettante esposizioni in fiere e padiglioni internazionali. Guardando le sue mani, le stesse con cui ogni giorno trasforma blocchi di marmo in vere opere d’arte, che si può scorgere l’ardente fiamma che alimenta la passione di un artigiano. E poi dicono che il marmo è freddo.

Myver

Myver è una Bottega artigianale creata da Pietro Viero Maestro Vetraio. Pietro ha iniziato la sua esperienza di creatore di oggettistica in vetro soffiato avvalendosi di una tecnica di lavorazione detta a lume intrapresa nel 1981 presso un laboratorio di quotati maestri artigiani.

Da alcuni anni prosegue il suo percorso di studi e ricerca del vetro, presso la sua Bottega artigianale a Molvena in provincia di Vicenza.

Il sapere artigianale è diventato arte, con oggetti emersi nei percorsi creativi. Creazioni che comunque trasmettono dei segnali che anche nel frastuono comunicativo del nostro tempo si fanno cogliere.

La nostra mission è la creazione di una linea di oggetti del tutto particolare ed innovativa, un ponte gettato tra la sfera dell’arte tradizionale ed il design di oggetti contemporanei sempre più teso ad una equilibrata pulizia di linee a favore di una nobile semplicità.

info@myver.itwww.myver.it

La Veneta

Nata nel 1990 dalla volontà e dalla passione verso il legno del suo titolare Scapin Remigio, La Veneta è una importante realtà artigianale capace di soddisfare le esigenze più svariate della clientela con un’alta qualità del risultato.

L’azienda ha investito in attrezzature e macchinari a tecnologia avanzata che, assieme all’esperienza acquisita, le permette di realizzare mobili, sagomati in genere, intarsi e parquet, sempre con le migliori finiture, che esaltano le caratteristiche costruttive e progettuali del mobile che viene creato.

Fonderia Dal Bianco

La ditta Fonderia F.lli Dal Bianco nasce il 12 Aprile 1966 nella campagna vicentina. Fondata dal papà e dagli zii di Gian Battista e Ettore Dal Bianco, attuali titolari, l’azienda vive di una passione che viene tramandata da più di 50 anni. La fonderia produce piccole serie di oggetti in ghisa, lavorati a mano o prodotti a macchina e destinati a vari settori dell’industria meccanica e alimentare. L’artigianalità e la competenza delle mani dei fratelli Dal Bianco consentono una sperimentazione altrimenti improbabile, e così allo stesso tempo la possibilità di intervenire al processo produttivo con azioni mirate e specifiche.

fonderiadalbianco@libero.it

Carbu

Carbu è un’azienda a conduzione familiare specializzata nella lavorazione dei metalli meccanica dal 1979. Inizia la sua attività con le lavorazioni meccaniche in genere di medie e piccole dimensioni con l’utilizzo di torni e piccole fresatrici.

Senza mai tralasciare le lavorazioni meccaniche ormai di medie e grandi dimensioni visto il parco macchine, intorno al 1987 l’azienda si specializza nella costruzione a disegno di portastampi per plastica, per trancia e per pressofusione.

Nel 2000 inoltre introduce la produzione di nuovi articoli nei complementi d’arredo.
Si propongono tavoli, sedie e oggettistica varia di medie e piccole dimensioni in materiali quali alluminio, acciaio, pelle e vetro.

http://www.carbu.it

La Bottega del Tornio di Nico Toniolo

Alla Bottega del Tornio l’antica produzione di ceramiche artistiche incontra la sperimentazione dando vita a manufatti che arredano il nostro tempo ma racchiudono un passato di esperienza, passione e ricerca. La curiosità, l’amore per il bello e la voglia di crescere hanno portato Nico Toniolo a non smettere mai di documentarsi e allargare la propria produzione. Da ormai più di dieci anni infatti, quasi tutti gli oggetti creati in Bottega sono frutto della sperimentazione e reinterpretazione della tecnica Raku: ciotole, coppe, piatti ma anche piccoli complementi d’arredo e gioielli dalle tonalità e iridescenze uniche che catturano lo sguardo e conquistano. Oltre alla produzione Raku, la Bottega del Tornio propone soluzioni per l’arredo casa e oggetti d’uso (stoviglie, servizi per té o caffè) in maiolica e grès. Il laboratorio realizza inoltre oggetti promozionali, bomboniere, pezzi unici ed esclusivi su richiesta del cliente.

La mia passione per la ceramica è nata durante gli anni della scuola e si è consolidata con l’incontro con Alessio Tasca, negli anni ’60.

Frequentavo l’Istituto d’Arte di Nove al mattino e nei pomeriggi che avevo liberi mi recavo al laboratorio di Tasca, che proprio in quegli anni cominciava la propria attività indipendente. Oltre al grande artista, lavorava al laboratorio Candido Fior, che è stato uno dei miei primi  insegnanti per quanto riguarda la manipolazione della creta.

Ho inoltre imparato molto dai tornianti Giorgio Nicoli e Toni Zanotto, conoscenze che mi hanno permesso di proseguire e portare avanti in modo autosufficiente la produzione al tornio di Tasca.

Al laboratorio avevo conosciuto Orazio Canesso, con il quale abbiamo deciso di  mettere insieme le conoscenze acquisite e partire con un’avventura in proprio, successivamente all’attività con Tasca.

Abbiamo partecipato a fiere e fatto molte esperienze, concentrando le nostre energie sulla ricerca formale e sui vari tipi di maioliche, facendo in modo che i prodotti da noi realizzati ci caratterizzassero.
Nel 1978 si è aperta la parentesi della scuola. Ho insegnato all’Istituto Statale di Nove per una decina d’anni. Mi sarebbe piaciuto proseguire con l’attività didattica ma la voglia di vedere il progetto del laboratorio realizzato era tanta.

E’ nata così la Bottega del Tornio. Il nome deriva dal tipo di lavoro che effettivamente svolgevamo, ossia quello del tornio. Tutti i nostri oggetti erano realizzati con questa macchina, affiancando in un secondo tempo altri sistemi, come la trafila,  con cui abbiamo fatto più che altro oggetti promozionali.

info@labottegadeltornio.it – http://www.labottegadeltornio.it

Ardovari di Arduino Zappaterra

L’azienda artigiana Ardovari, fondata da Arduino Zappaterra, ha sede a Vicenza. Zappaterra utilizza tutte le tecniche di lavorazione, principalmente la “microfusione a cera persa”, per la produzione di accessori (orecchini, collane, bracciali e anelli), e principalmente su richiesta. Tuttavia in altri casi la creazione può essere frutto di una propria proposta che successivamente viene modificata in base alle richieste, provenienti da aziende sia del territorio che da tutto il mercato nazionale.

Arbos

Nelle vicinanze di Bassano del Grappa (Vicenza), Arbos crea e produce oggetti di cartoleria in carta riciclata. La capacità dell’azienda di reinventarsi e proporre delle soluzioni che le permettano di differenziarsi l’ha portata a sviluppare delle collezioni con dei caratteri ben distinti dedicate ai musei, al mondo dell’arte e del design, al mondo dei bambini. Arbos lavora per importanti aziende, tra le quali emerge Armani.

sergio.paolin@arbos.it – http://www.arbospromo.com

Antonio Bonaldi

Il laboratorio di ceramica di Antonio Bonaldi ha sede a Bassano del Grappa. Antonio, che è il fondatore, è specializzato nella lavorazione al tornio e i suoi prodotti sono realizzati a mano. I lavori sono prodotti su misura del cliente o proposti dallo stesso Bonaldi e successivamente modificati e adattati alle richieste. Offre un’ampia lavorazione di tutte le argille e punta sulla sperimentazione di forme particolari e di diversi smalti. Produce molti prototipi sia a livello regionale, che nazionale e internazionale a seconda delle richieste.

antoniobonaldilibero@libero.it

Intervista a Studio Rodighiero

Quando è nata l’azienda? Come hai iniziato la tua attività?

Fondato nel 1986 dall’Ingegnere Giovanni Rodighiero, lo studio Rodighiero associati rinasce come società di servizi e consulenze nel 1996. L’esperienza e la professionalità trentennale di Giovanni Rodighiero, unita alla competenza e al giovane talento dell’architetto Massimo Rodighiero e del designer Francesco Rodighiero, ha consentito allo studio di ottenere, nel tempo, importanti riconoscimenti e recensioni sino a farne una realtà affermata nel campo della progettazione.

Di cosa si occupa e perché hai deciso di produrre quel determinato prodotto/servizio?

Corro tra le scrivanie di uno studio di ingegneria e architettura (studio Rodighiero associati) dall’età dei primi ricordi. Plastici, disegni, lucidi,  normografi, penne, matite e pennarelli sono stati i miei giochi per diverso tempo. Forse per affezione o reazione al mondo dell’architettura,  mi sono sempre soffermato sulle piccole cose coltivando un senso viscerale per i dettagli e un personale tipo di collezionismo.

Durante il tuo percorso ci sono state influenze esterne che ti hanno portato a modificare il tuo prodotto e/o il tuo modo di operare e la tecnica?

I miei progetti nella società “liquida”, come la definisce Bauman, implicano la ricerca di scenari, linguaggi e soluzioni che possano perdurare nel tempo. Riuscire a inserire un prodotto “sempreverde” nella moltitudine dell’offerta significa aver immaginato l’uomo e la società del prossimo futuro. L’uomo è quindi al centro della progettazione.
Sono assolutamente convinto che queste dinamiche progettuali siano fondamentali per le aziende.

Quali sono i principi del tuo modus operandi?

Alla crisi economica si accompagna la crisi sociale. Non sarà né l’ingegneria né l’arte a risollevare le sorti. Credo piuttosto che sia la poesia che articola, giustifica e dà forma al progetto e al prodotto.

Intervista a Bronzo Mirè

Quando è nata l’azienda?

Bronzo Mirè è un’azienda nuova, anzi nuovissima. È nata proprio nel 2013

Di cosa si occupa e perché hai deciso di produrre quel determinato prodotto/servizio?

Attivi nella vendita di abbigliamento e accessori da anni, spinti dal profondo cambiamento del mercato e dalla forte concorrenza da un lato della grande distribuzione dall’altro della forte competitività di prodotti che vengono dalla Cina, ci siamo trovati a ripensare la nostra attività.

Convinti che il patrimonio e capacità produttiva Italiana sia un plus, una marcia in più, abbiamo cercato di creare un prodotto che unisse la tradizione della manifattura Italiana ad un idea innovativa.

Durante il tuo percorso ci sono state influenze esterne che ti hanno portato a modificare il tuo prodotto e/o il tuo modo di operare e la tecnica?

Un idea deve sempre fare i conti con la sua realizzazione, sono stati molti i passi fatti per realizzare la nostra scarpa, dallo studio del sistema di aggancio dei Clap in termini di tenuta e semplificazione del sistema, alla realizzazione delle stesse Clap per ottenere confort e durata. In questo processo di messa appunto del prodotto siamo stati affiancati dalle aziende manifatturiere che hanno creduto nel nostro progetto e che ci hanno messo a disposizione oltre alla loro capacità produttiva, il know-how necessario alla sua realizzazione.

Qual è il pezzo forte e la sua principale caratteristica? Come viene lavorato?

La creazione di una scarpa componibile totalmente realizzata a mano in Italia.

Quali sono i principi del tuo modus operandi?

La linea viene sviluppata direttamente dai creatori e fondatori dell’azienda.

Hai mai avuto obiettivi di internazionalizzazione dei tuoi prodotti?

Si certo. Stavo pensando a quei paesi come America, Sud America, Paesi Arabi, Russia, Cina, Giappone, India, ovvero una parte dei BRIC.

Cosa ti ha spinto ad associarti a CNA?

Conoscevo l’associazione attraverso imprenditori a voi associati; successivamente ho letto su internet di un vostro progetto riguardante un portale moda e l’internazionalizzazione. Molto interessata a entrambi, ho subito contattato l’associazione e mi sono associata.

Cosa speri di ottenere durante questa esperienza del Fuori Salone organizzata da CNA?

Ovviamente maggiore visibilità e un ampliamento dei contatti con acquirenti interessati a distribuire, vendere o acquistare il nostro prodotto.

Intervista a Erasmo Fiorentino

Come è nata l’azienda?

L’ azienda è nata a gennaio del 2012 ufficialmente, ma nascendo artigiano tutto inizia all’età di 15 anni, nel 1996 quando frequentavo l’istituto di moda professionale e contemporaneamente facevo pratica presso una sarta in casa dove dopo 11 anni di esperienza ho affinato le varie tecniche di lavorazione artigianale e industriale.

Di cosa ti occupi? Che cosa crei?

Principalmente mi occupo di abiti su misura per tutte le età, sia femminili che maschili e quindi dal semplice abito da giorno all’abito da gran sera.

Durante il tuo percorso ci sono state influenze esterne che ti hanno portato a modificare il tuo prodotto e/o il tuo modo di operare e la tecnica? 

Certamente grazie anche all’esperienza per alcune case di moda come Raffaella Curiel , dove ho perfezionato il mio sapere e avuto modo di realizzare abiti di Alta Moda per le diverse collezioni presentate durante la settimana della moda.

Hai mai avuto obiettivi di internazionalizzazione dei tuoi prodotti? Se sì, in quali paesi?

Essendo una giovane azienda fin ora non ho mai pensato all’internazionalizzazione del mio prodotto, ma, da quest’anno grazie anche al fatto di aver conosciuto la CNA, stiamo lavorando per degli eventi a Praga e forse Dubai.

Cosa ti ha spinto ad associarti a CNA?

L’associarmi alla CNA è avvenuto grazie al fatto che ho vinto il bando Start-up per i giovani imprenditori.

Cosa speri di ottenere durante questa esperienza del Fuori Salone organizzata da CNA?

Penso che sia un ulteriore possibilità di visibilità per appunto farmi conoscere e mostrare i miei lavori.

Intervista a LAVGON

Come è nata l’azienda?

L’azienda è nata nel 2004 dall’esigenza di iniziare un’attività lavorativa che conciliasse la voglia di fare un lavoro creativo con la vita in cascina.

Perché hai deciso di produrre proprio quel determinato prodotto?

Abbiamo iniziato così, producendo inizialmente accessori moda e successivamente abbigliamento.

Influenze esterne che ti hanno portato a cambiare il tuo prodotto o i processi di lavorazione di questo?

Durante il nostro percorso è stato il confronto con altri artigiani-artisti a far crescere le nostre competenze e a metterci sempre in gioco in un modo nuovo.

 

…il vostro pezzo forte? Qual è la sua caratteristica?

Il nostro pezzo forte è l’abito spilla, un semplice rettangolo chiuso con due buchi per le braccia e una maggiore ampiezza sul fronte che viene poi aggiustata mediante la chiusura con la spilla, la lavorazione è semplice e copre diverse taglie adattandosi alle forme di ognuna.

Il modus operandi e i vostri principi…

Il nostro principio è lavorare con piacere, la spinta principale è il gusto per il saper fare, per questo ad oggi, dopo quasi dieci anni, ancora produciamo interamente noi la collezione, senza nessun calcolo aziendale-economico ma solamente con la passione per il tessuto, le forme e un’altra femminilità, fuori da ogni stereotipo ed età.

 

E per quanto riguarda l’internazionalizzazione…ci avete mai pensato?

Abbiamo lavorato per qualche anno in Spagna, trovando tante nuove ispirazioni ma con poca capacità competitiva, al omento stiamo lavorando in Francia, in Austria, Svizzera e Germania.

Intervista a LA FUCINA DI EFESTO

Un po’ di storia…

Tra le antiche mura di una stalla appartenuta all’Ordine dei Benedettini e risalente al 1624, rivive oggi La Fucina di Efesto. Nata nel 1997 si iscrive nel quartiere Bovisa, fervente polo universitario del Politecnico di Milano.

La Fucina è crocevia di tradizione, di tecniche innovative e di creatività, dove ideazione e realizzazione delle opere si sviluppano in uno spazio organizzato, in cui ogni strumento di lavoro esprime una capacità del fare quasi dimenticata.

Qual è la vostra filosofia?

All’interno de La fucina di Efesto, la scultura metallica si configura come l’attività di ricerca per dare forma visibile e tangibile alla conoscenza della materia e ai suoi principi di trasformazione. Il processo scultoreo applicato al metallo e in particolare al ferro, attraversa così inesplorati percorsi di indagine tecnica e creativa.

L’entusiasmo per lo studio della materia e il vivo desiderio di applicarlo alla scultura e al design, accompagnano Alessandro Rametta, Nicolò Mulazzani e Andrea Capriotti, verso multiformi percorsi sperimentali, manifestandosi in una manifattura fedele all’armonia e alla bellezza che si trovano rappresentate nell’unicità delle loro Collezioni.

Perché  hai deciso di associarti a CNA?

Mi duole esordire con toni di amarezza, ma in questo panorama di assoluta immobilità e privo di orizzonte, è stato inevitabile riflettere sulle possibilità di promozione e valorizzazione del nostro prodotto in ambito internazionale.

Le aspettative di internazionalizzazione ambiscono ai paesi del Nord Europa e ai nuovi paesi in forte sviluppo economico, BRIC.

Di recente, ho avuto il piacere di leggere “Il futuro artigiano” scritto da Stefano Micelli e nell’anno 2011, di essere stato scelto per partecipare al workshop “ Be Italian”, promosso da ShenKer e Simbola, per comunicare l’eccellenza italiana nei contesti internazionali.

Le tematiche di sensibilizzazione affrontate  nel workshop e trattate nel sopracitato libro, mi hanno permesso di conoscere parte delle vostre iniziative: il progetto AAA, la costituzione della rete internazionale a sostegno dell’artigianato artistico grazie alla vostra intesa con Confartigianato Ateliers d’Art de France, coordinata da Artex ed altre ancora.

In particolare sono stato piacevolmente colpito dalla carta internazionale dell’Artigianato artistico siglata a Parigi dalle associazioni di categoria di Francia, Italia, Spagna per la salvaguardia e legittimità dei mestieri d’arte, per poter  immettere in un circuito commerciale la creatività e la varietà di significati storici e culturali. In passato ho avuto l’onore di essere annoverato tra i Maestri d’arte nell’opera di catalogazione redatta dalla Fondazione Cologni.

Oggi, con più urgenza, crediamo che i rapporti umani, il vivo dialogo fra artigiani, PMI, le istituzioni e le associazioni di settore, rappresentino fondamentali risorse sulle quali investire, per riaffermare i valori di cui siamo i portatori e per rinnovare i significati del lavoro “artigiano e manuale”, con la speranza di restituire al nostro paese e soprattutto ai giovani, nuovi orizzonti.

Intervista a CASAROMA

COME E QUANDO E’ NATA CASAROMA?

“Perché no?” mi dissi riflettendo a lungo sui pro e sui contro della mia sfida. Tutto razionalmente mi portava a rispondere in senso negativo: non avevo rapporti diretti con il mondo dei profumi, le mie conoscenze ed esperienze del settore provenivano dallo studio e dalla ricerca personale, infine, non di poca importanza, non ero forse troppo “vecchia” per intraprendere una nuova attività del tutto estranea alle mie precedenti esperienze lavorative e lontana dal mio bagaglio culturale? Solo la passione per il profumo, da tanto tempo coltivata, mi spingeva a provare e a dar corpo ai fantasmi che nascevano dai miei ricordi di bambina.

Da oltre vent’anni vivo lontana dal mare, ma sono nata a Sanremo. La mia memoria olfattiva mi fa navigare nei profumi dei limoni, dei cespugli di margherite, del mare e poi nei profumi delle vacanze estive, trascorse, allora come oggi, in montagna. Quelle montagne dell’estremo ponente ligure che si adagiano sul mare, ma che sono già Alpi. E allora è un turbinio di ricordi profumati: i boschi, i prati, i fiori, la campagna, l’orto, ma soprattutto la lavanda e il profumo intenso del suo olio essenziale.

Nell’importante decisione che dovevo prendere vinsero i ricordi, vinse soprattutto la passione e decisi di cimentarmi con profumo e olfatto, indirizzandomi verso le profumazioni d’ambiente.

QUALI SONO I PRINCIPI DEL TUO MODUS OPERANDI?

Ecco alcuni punti…

–      Far lavorare immaginazione e memoria nel creare nuovi profumi.

–      Conoscere e “annusare” profumi artistici, creazioni dei grandi nasi.

–      Selezione e utilizzo di materie prime di alta qualità.

–      Ricerca e analisi di nuovi materiali.

–      Attenzione e grande rispetto per i prodotti concorrenziali per     qualità/prezzo.

–      Rapporto diretto e ascolto dei miei clienti (negozi).

–      Partecipazione a selezionati eventi fieristici.

–      Ascolto dei clienti finali.

–      Libero sfogo alla fantasia.

–      Esercitare e mettere alla prova costantemente la mia manualità.

…e molto altro ancora.

La mia attività non è mai stata disgiunta dallo studio e dalla curiosità intellettuale verso il mondo affascinante del profumo; il desiderio di condividere con gli altri le mie riflessioni e scoperte mi ha portato anche alla pubblicazione dei seguenti libri:

Ornella Pastorelli (a cura di), Le parole del profumo, FrancoAngeli, 2002

Ornella Pastorelli (a cura di), Il profumo dello spazio, FrancoAngeli, 2003

Ornella Pastorelli e Silvio Levi, Leggere il profumo, FrancoAngeli, 2005

Ornella Pastorelli, Il profumo nella rete, Socialmente, 2008

HAI MAI PENSATO ALL’INTERNAZIONALIZZAZIONE DEL TUO PRODOTTO?

Qualche anno fa ho avuto una breve esperienza di distribuzione in Giappone, ad oggi conclusa.

Al momento sono presente in alcuni punti vendita in Inghilterra, Germania, Austria; questi clienti li ho acquisiti direttamente in occasione di manifestazioni fieristiche.

RACCONTACI DELLA TUA ESPERIENZA IN CNA…

Ho iniziato la mia attività a Bologna dove mi sono da subito iscritta a CNA, sia per contatti personali sia per la forte presenza dell’associazione sul territorio con la promozione di eventi per le piccole e piccolissime imprese, in particolare per quelle iscritte all’artigianato artistico e tradizionale.

Il 13 ottobre 2003 Casaroma è stata premiata in occasione della “Sesta Giornata dell’Eccellenza nella Piccola Impresa”, organizzata dalla CNA di Bologna.

COSA TI ASPETTI DAL FUORISALONE 2013?

Innanzitutto sono onorata di essere stata selezionata per questo evento. E’ il primo evento a cui partecipo come CNA da quando mi sono trasferita a Milano e, tenuto conto dell’importanza del Fuori Salone del Mobile, spero che permetta una buona visibilità dei miei prodotti sia per gli operatori del settore sia per il pubblico, sempre molto numeroso in occasione di questo evento.

Intervista a MEDA ORAFI

1. Un po’ di storia: come nasce Meda Orafi?

Meda, orafi dal 1916.

Quella dell’oreficeria è un’arte che si tramanda da tre generazioni nella famiglia Meda.

Mio Nonno Dante, nato nel 1904 e secondo di 8 fratelli, a soli 12 anni va a bottega dai grandi maestri dell’oreficeria meneghina del ‘900.
Pittore, scultore, designer e orafo: un creativo a tutto tondo. All’età di 28 anni avvia un suo laboratorio in centro a Milano.
Negli anni ’40, il nonno guida uno dei più grandi laboratori orafi di Milano in cui lavorano ben 12 artigiani.

Mio padre Mario, figlio d’arte di nonno Mario, ricorda ancora bene quando da bambino andava a trovare il papà nel grande laboratorio che occupava interamente il piano terra al 21 di via Sant’Andrea.

Purtroppo Dante  muore prematuramente e così mio papà Mario, a soli 15 anni, si avvia a diventare orafo frequentando la Scuola Superiore d’Arte Applicata del Castello Sforzesco e lavorando come apprendista presso l’officina di Ernesto Ba, in Galleria Passerella vicino a Piazza San Babila.
Qui disegna e realizza gioielli per nomi illustri: uno su tutti Cartier.

Nel 1965 decide di aprire il proprio laboratorio dove lavoriamo insieme ancora oggi: un luogo dal sapore antico che, in mezzo secolo di lavoro quotidiano, ha visto nascere disegni, gioielli e rapporti preziosi.

Io sono la prima e, per ora, unica donna artigiana della famiglia Meda.
Ho respirato per oltre 25 anni l’aria del laboratorio di mio papà e di casa imparando a coltivare il gusto per l’arte, il design e le forme del bello del nostro tempo e del secolo scorso.

Nel frattempo ho portato a compimento gli studi universitari e, 4 anni fa’, mi sono laureata in Architettura.
Solo poco dopo ho scelto definitivamente di accettare la sfida di essere un orafo artigiano. Sotto la guida esperta di mio papà Mario sto imparando ad interpretare oggi il mestiere dell’artigiano conciliando  l’antica tradizione orafa e il gusto per il design del nostro tempo; le tecniche manifatturiere del secolo scorso – le trafile e il laminatoio che utilizziamo sono ancora quelli del nonno – e i più innovativi strumenti di modellazione 3D.

Un artigianato antico in un mondo che cambia di continuo. Una sfida difficile.
Ma forse non più di quelle che affrontava mio nonno agli inizi del ‘900.

2. Quando hai deciso di portare avanti il laboratorio di famiglia, dove nasce la passione per questa professione?


Per ovvie ragioni storiche il mio approccio al mestiere dell’orafo è molto diverso da quello che ebbero nonno Dante e papà Mario.

Infatti loro si trovarono, ancora bambini e senza quasi accorgersene, già completamente immersi in un’attività che sarebbe divenuta la loro professione; mentre la mia è stata una vera e propria scelta matura.

Ho intrapreso un percorso naturalmente più in linea con quello della mia generazione: prima il liceo scientifico e poi la scelta di iscriversi alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano.

Mia mamma, curatrice di mostre fotografiche,  progetta e realizza volumi d’arte, architettura e fotografia.
Mia sorella, storica dell’arte, lavora presso l’università cattolica di Milano.

Com’è abbastanza facile intuire in casa Meda si respira da sempre un’aria impregnata di passione per le cose belle che nutrano gli occhi e l’anima con le diverse sfumature di gusto possibili: arte, architettura, design, fotografia e cinema.

Mi sono confrontata,  fin da piccola, non solo con il mestiere dell’artigiano ma anche e innanzitutto con un’educazione artistico-culturale di un certo spessore.

A tutto questo hanno fatto da sfondo il mestiere e il laboratorio di mio papà: la mia seconda casa in tutti i sensi dato che anche fisicamente si trovava proprio al piano di sotto.

La mia è stata una decisione consapevole, che venuta da lontano, è maturata con il tempo per poi sfociare, appena terminati gli studi universitari, in una sfida appassionante.

Anche soltanto un anno prima papà Mario non lo avrebbe potuto immaginare.Del resto, si sa, le storie migliori sono quelle meravigliosamente inaspettate.

3. Come avviene il processo di ideazione di un gioiello?

Quello avviato da mio papà, da cui ho la fortuna di imparare ogni giorno di più, è un laboratorio artigianale vero e proprio: come ce ne sono ancora pochi in giro.

Per molti clienti, nuovi o  di vecchia data, passare in laboratorio è un’esperienza da vivere prima ancora che una dei tanti impegni della giornata.

L’ideazione di un gioiello avviene anch’essa tramite un’esperienza, tutto è fonte di ispirazione: dalle forme della natura – fiori, piante, rocce, – allo studio della storia del gioiello fino alle forme dell’arte dell’architettura e della scultura contemporanea.

Anche il patrimonio di gioielli e disegni del nonno e dei suoi maestri dell’800 sono spesso fonte di ispirazione.

Gli stessi materiali  tecniche e attrezzature spesso suggeriscono una data forma: ci lasciamo ispirare dalle infinite varietà di punte lime e frese combinando insieme diverse lavorazioni.

Le tecniche spaziano dalle possibilità offerte dalla lavorazione della cera fino quelle proprie della progettazione 3D.

Se l’oggetto è in relazione ad un evento simbolico, quest’ultimo diventa, come nel caso delle fedi, spunto per la creazione della forma come un intreccio di due metalli diversi o due forme che si uniscono.

Spesso inoltre il processo di ideazione avviene insieme al cliente che esprime i suoi desideri e gusti.
Alcuni ci portano una foto, un disegno, un simbolo, un’ispirazione.

E su questa condivisione si costruisce un disegno sul quale verrà realizzato il gioiello tenendo conto dei molteplici  vincoli e accortezze tecnico-stilistiche legate ai materiali, alle forme, alle procedure di realizzazione, alle tempistiche e, non ultimo, ai desiderata di spesa del cliente.

4. Quali sono le tecniche, i materiali, la struttura utilizzati per le vostre creazioni?

Dopo un primo lungo periodo speso ad apprendere le competenze fondamentali e le antiche tecniche di realizzazione artigianali, ho potuto arricchire il laboratorio con quel bagaglio di conoscenze derivante dai miei studi e dal gusto attuale.
Modellazione 3D, e conoscenze proprie del mondo dell’architettura e del design sono divenuti in questi anni un ulteriore arricchimento per l’attività del laboratorio e si sono fusi perfettamente con l’antico sapere dell’arte orafa.

La nostra attività è incentrata prevalentemente sull’oro in tutte le sue leghe e colori e l’argento, ma non mancano anche collezioni in rame e ottone.

Il mondo delle pietre preziose ci affascina molto e ci è affine, realizziamo infatti numerosi pezzi di alta gioielleria e anelli di fidanzamento, ma ci piace anche usare riscoprire e combinare pietre semipreziose, opali, pietre dure  e perle.

Una fede o un gioiello – d’argento o d’oro, con o senza pietre – può avere una concezione molto diversa a seconda dei casi: dai grandi classici, all’ideazione di un nuovo concept, condiviso tra orafo e cliente, fino alle lavorazioni più particolari che trasformano una semplice fede, modello classico, in un oggetto unico proprio perché concepito e realizzato solo per chi lo indosserà.
5. Idee e progetti futuri?

In futuro desidero che il mio laboratorio continui ad essere quel luogo di incontro e di crescita professionale e umana che è stato fino ad oggi con mio padre e che era il laboratorio di mio nonno ancor prima.  

Voglio continuare a seguire in prima persona l’intero processo di creazione dei gioielli: dal disegno alla realizzazione.
E per fare questo è fondamentale conoscere la tecnica e le pratiche produttive – dalle più vecchie alle più moderne – e non solo sviluppare capacità di design progettuale.
Questo ritengo sia uno dei più grandi valori del nostro laboratorio.

Il nostro orizzonte infatti è quello di contribuire  con il lavoro quotidiano al recupero, alla salvaguardia e alla promozione del gioiello nel suo valore originario.
L’oreficeria come particolare forma d’arte e non solo come produzione standardizzata, globalizzata e puramente commerciale.

Andrea Banzi – in un articolo apparso su “Interni” nel 2005 – presenta una riflessione del rapporto tra oreficeria e design che va al cuore della questione.

“Non mi domanderò se il design può essere utile al gioiello, ma piuttosto dirò che  farebbe molto bene al design confrontarsi con questa realtà.
Il vero fondamento del gioiello infatti non consiste nel solo valore materiale ma in un più complesso e misterioso teorema che si fonda sulla valorizzazione “spirituale” di chi lo indossa.
Valori interiori quindi, non esterni e puramente decorativi: energie immateriali e non solo materiali.

I gioielli infatti (…) offrono alla donna che li indossa un’oggettiva esaltazione non solo della bellezza, ma anche della nobiltà, della fertilità e del carisma.
Fin dall’antichità più remota i gioielli hanno svolto la loro funzione in questa valorizzazione della “sacralità della persona”, dei re, come delle donne o dell’immagine degli dei.

I più semplici orecchini dell’antica Roma o i più piccoli anelli raccolti sotto le ceneri di Pompei, ci appaiono ancora perfetti e intatti.
Appartengono alla cultura antropologica prima che orafa: mentre sono esistite società senza città e senza architettura, non sono mai esistite società senza gioielli perché essi sono il segno evidente di un’elaborazione “magica” della persona umana e il simbolo della ricerca di un segreto ordine nelle leggi del cosmo.

Questo tipo di teoremi misterici è sempre stato ignoto alle capacità di elaborazione del design moderno.

Il design – che oggi occupa tutto l’universo del costruito, tutti i settori produttivi, dalla grande alla piccola serie, dal fatto a mano al pezzo unico – deve quindi affrontare questioni che fino ad ora sono sembrate estranee al suo DNA. Questioni che non appartengono alla modernità “visibile” ma sicuramente riguardano la nostra civiltà che è fatta anche di valori “immateriali”.


Per questo è il design che ha bisogno di cambiare, e quindi confrontarsi anche con il mondo dei gioielli, se vuole diventare una cultura civile.” 

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