MeDea: vestiti di natura

MeDeA di Emanuela Venturi nasce da un viaggio della fondatrice in Bolivia nel 2000 per una  ONG italiana che si occupa di microcentrali idroelettiche. Qui Emanuela rimane affascinata dall’altopiano boliviano, dall’ambiente naturale incontaminato delle Ande, dai colori intensi dei paesaggi, dalla disponibilità e abilità manuale della popolazione locale Aymara.

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Durante questo viaggio, Emanuela “scopre” il magico mondo della tintura naturale effettuata con metodo tradizionale dal popolo Aymara; se ne appassiona e decide di fermarsi in Bolivia con un suo entusiasmante progetto: studiare la tintura naturale e da quella creare capi di maglieria che facessero stare bene chi li indossa perché creati con materiali naturali, con un impatto ambientale zero poiché nella tintura naturale non vengono utilizzate sostanze inquinanti. Nasce così MeDeA, collezione per donna e bambino in 100% alpaca tinta con colori naturali.

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Per due anni Emanuela si appassiona nel recupero di antiche ricette e insegnamenti di tintura, sperimenta le erbe spontanee dell’Altipiano, incontra piccoli allevatori di alpaca per avere un contatto diretto con chi le fornirà la lana, crea un piccolo laboratorio di tintura naturale funzionale alle esigenze di produzione.

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I capi Medea sono particolarmente indicati per la pelle delicata dei bambini, poiché la tintura naturale non contiene additivi chimici, perciò salvaguarda l’ambiente e non crea allergie. I capi vengono tutti prodotti artigianalmente o a mano (ai ferri o all’uncinetto) o con telaio naturale.

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E’ un lavoro affascinante legato ai ritmi della Natura. La raccolta delle erbe spontanee dell’Altopiano boliviano, il recupero di un’antica tradizione di tintura naturale che MeDea partecipa a mantenere viva, la magia dei colori che nascono dagli ingredienti messi a disposizione dal mondo vegetale sono fonte di ispirazione e stimolo per questo appasionante lavoro.

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Fior di Bebè: sognato in Italia, fatto a mano con amore in Italia

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Fior di Bebè nasce da un sogno da sempre coltivato del fondatore, Attilio Celozzi: creare qualcosa di utile per dare valore a un momento importante.

L’idea nasce due anni fa, quando si rende conto che sul mercato non esisteva un prodotto originale, romantico e di altissima artigianalità per dare il benvenuto al mondo ai bambini. Ecco allora che nasce Fior di Bebè: raffinati capi d’abbigliamento per neonati, abilmente arrotolati e confezionati a mano, combinati per far sì che diventino un packaging innovativo.

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Il modello imprenditoriale scelto prevede la creazione e la produzione dei capi in Italia: da qui deriva la dicitura “sognato in Italia, fatto a mano con amore in Italia”.

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L’aspirazione è quella di ridare valore al lavoro artigiano: fin dall’inizio Fior di Bebè ha perseguito l’obiettivo di realizzare un prodotto unico di altissima qualità che potesse rispecchiare e valorizzare la bellezza dell’Italia e del Made in Italy.

La filosofia dell’impresa è riassunta nella frase “Per ripartire il nostro paese deve cominciare da quello che sa fare meglio”: i punti fermi del Made in Italy, ovvero la qualità del prodotto, la competenza delle persone che lo realizzano, la creatività che solo un popolo come il nostro può avere.

Il brand Fior di Bebè vuole creare valore nel tempo, perché crede fermamente non solo nell’Italia, ma anche nei suoi principi: l’importanza della famiglia, la valorizzazione delle nascite, il dare opportunità ai giovani che sono il futuro.

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Nicoletta Fasani, sartoria creativa

Il marchio Nicoletta Fasani rappresenta un’eccellenza nell’ambito delle piccole realtà imprenditoriali; nasce ufficialmente nel 2010, ma da sempre la titolare ha avuto la passione per l’artigianalità: un nonno pasticcere e un nonno artigiano delle scarpe, fatte a mano e su misura, in tempo di guerra; una nonna sarta, autodidatta. In casa si è sempre respirata un’aria artigianale, di un sapere antico ma pratico e buono.

A Nicoletta viene naturale tagliare, cucire incollare; ma le piace anche progettare, pensare e inventare. Si laurea in Filosofia pur continuando a fare esposizioni, laboratori per ragazzi e adulti e inizia ad insegnare a cucire attraverso corsi rivolti a donne immigrate. Si iscrive ad un corso di orafo e il maestro inizia a farla lavorare su forme geometriche, rettangoli. E si apre un mondo. Decide di trasferire la geometria sugli abiti, sulle stoffe. Nasce così il marchio Nicoletta Fasani, legato al primo abito che presto riscuote successo: il BI-niki.

Il Bi-niki (che richiama il nome della titolare) è un abito componibile, in due mosse ci si sveste e ci si veste, unica eccezione alla proprietà commutativa: cambiando l’ordine delle parti del vestito il risultato cambia! È composto da due parti simmetriche, intercambiabili, così che giocando su materiali e colori diversi si ottiene eleganza (seta e organza), quotidianità (viscosa stampata e tinta unita) o essenzialità (cotone). Caratteristica fondamentale: taglia unica!

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Dopo il Bi-niki la famiglia dei prodotti si è allargata, e ora comprende anche Tri-niki, Mono-niki, Frak-niki.

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Video intervista a Nicoletta sui prodotti della sua impresa

La filosofia dell’impresa ruota intorno alla sostenibilità: per scelta Nicoletta produce in tempo reale, ovvero secondo la metodologia just in time, secondo cui occorre produrre solo ciò che si prevede di vendere in tempi brevi, riducendo enormemente i costi di immagazzinaggio, gestione e scarico di magazzino.

Alla base della filosofia del JIT qualsiasi scorta di materiale, semilavorato o prodotto finito è uno spreco, uno spreco di risorse economiche, finanziarie e un vincolo all’innovazione continua. Più il processo è “corto” nella somma dei processi di progettazione e di produzione (sommando i tempi di produzione e transito) e più l’industria con i suoi prodotti e servizi (inclusi prevendita e postvendita) è vincente.

E per rendere ancora più “eco” la sua azienda, Nicoletta ha inventato anche laboratori di “scartoria”, dove insegna ad adulti e bambini come riusare gli scarti di produzione per creare splendidi accessori.

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“Mi piace pensare che la mia laurea si intreccia come trama e ordito nella mia vita, e forse filosofia non è amore del sapere ma passione del filo!”

Santa Clara: stile senza tempo

Santa Clara Milano è un brand di calzature artigianali nato durante un viaggio a Cuba del fondatore, Andrea Zavattarelli: l’idea sorge quasi per gioco, nella cittadina di Santa Clara.

L’ispirazione è nata apprezzando la fattura artigianale e la cura riposta nella confezione dei famosi sigari cubani che impegna profili super specializzati che lavorano il prodotto interamente a mano.

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L’idea è quella di trasferire questo amore nel settore delle calzature realizzando un mondo antico e perduto nella società moderna, dove buona parte dei prodotti viene realizzata in serie, in maniera meccanica e automatizzata, e dove spesso l’impatto ambientale e sociale dell’impresa è ampiamente trascurato.

La passione per il mondo delle calzature e l’estrazione professionale del fondatore hanno dato il via ad un progetto che è in cantiere da circa un anno, e che comincia ora a concretizzarsi

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I valori su cui si fonda il marchio Santa Clara sono: l’artigianalità, lo stile senza tempo, il Made in Italy e l’attenzione per il sociale.

L’approccio con il quale l’azienda vuole posizionarsi sul mercato punta in maniera importante al digitale, con una attenzione particolare al mondo dei social network: si realizza in questo modo un connubio tra un prodotto senza tempo, carico dei valori dell’artigianalità, e il mondo moderno, rappresentato dalle nuove tecnologie: l’artigianato incontra il digitale.

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Tutto viene rigorosamente prodotto in Italia, con materiali italiani; questo amore per il “fare bene” e con passione si coniuga anche nell’impegno sociale, infatti parte integrante della mission di Santa Clara è il supporto del progetto no-profit “Stand Up for African Mothers” di AMREF tramite la donazione di parte dei ricavi derivati dalla vendita.

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Cadò: ogni cervello ha il suo cappello

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Cadò è  l’azienda creata da Dorina Camusso, attiva nel campo della moda etica.

Dorina Camusso, designer, ha lavorato per 26 anni nel campo dell’industrial design. La curiosità e la voglia di cimentarsi in nuove esperienze l’hanno sempre condotta in più settori del campo della progettazione, dall’industrial al graphic design, dallo studio dei Trends al Color & Texture design, e ancora metaprogetti di ricerca, mostre e allestimenti.

Questa di CADO’ rappresenta quindi una nuova sfida in un campo, quello della moda, approcciato più da progettista che da stilista: dal 2007, sfruttando le caratteristiche peculiari dei materiali, progetta e realizza cappelli pensati come oggetti e non come semplici accessori.

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I cappelli sono il risultato di sperimentazione e di progettazione, un lavoro pensato e disegnato, ma principalmente fatto manualmente attraverso il taglio e la cucitura direttamente sul modello tridimensionale.

Ispirati dalla storia del costume, della moda e dell’arte, combinano novità con un pizzico di ironia e sono pensati per essere comodi da portare sulla testa e … in tasca.

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Negli anni, alle collezioni invernali ed estive di cappelli, si sono aggiunti altri accessori come piccoli capi spalla (ponci, mantelle, stole), borse, guanti, gioielli.

Per la confezione Dorina collabora con 2 sarte che tagliano e cuciono a macchina, mentre lei produce i prototipi e i cartamodelli, e cuce a mano i pezzi che non si possono che realizzare in questo modo.

La commistione di colori e materiali è il filo conduttore di tutte le collezioni. Producendo cose molto differenti tra loro vengono utilizzate molte tecniche.

Video intervista a Dorina

I materiali prediletti sono: lane cotte, feltro, jersey in A/I e per la P/E cotoni, lini, paglia e plexiglass tutti di produzione italiana.

Dorina cerca anche di ottimizzare al massimo il taglio dei tessuti e dei materiali, ma quando non è possibile gli scarti vengono riutilizzati, anche inventando dei progetti ad hoc, come per esempio tutta la collezione di gioielli in paglia e in paglia e plexi.

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Meda Orafi: tradizione, artigianalità e innovazione…

Meda, orafi dal 1916.

Basterebbero solo queste 4 parole per dire tutto.
Del resto stiamo parlando di artigiani e gli artigiani, si sa, sono di poche parole.

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Come nonno Dante, nato nel 1904 e secondo di 8 fratelli, che a soli 12 anni andava a bottega dai grandi maestri dell’oreficeria meneghina del ‘900.
Pittore, scultore, designer e orafo: un creativo a tutto tondo che all’età di 28 anni avvia il proprio laboratorio in via Senato a Milano.
Negli anni ’40, Dante Meda guida uno dei più grandi laboratori orafi di Milano in cui lavorano ben 12 artigiani.

Mario Meda, figlio di Dante oltre che figlio d’arte, ricorda ancora bene quando da bambino andava a trovare il papà nel grande laboratorio che occupava interamente il piano terra al 21 di via Sant’Andrea.

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In questi luoghi, che profumano di legno e metalli, Mario cresce in fretta sia come uomo che come artigiano. A 15 anni si avvia a diventare orafo frequentando la Scuola Superiore d’Arte Applicata del Castello Sforzesco e lavorando come apprendista presso l’officina di Ernesto Ba, in Galleria Passerella vicino a Piazza San Babila.

Qui disegna e realizza gioielli per nomi illustri: uno su tutti Cartier.

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Caratterizzata, fra le altre, anche da una passione attiva per la scultura, la professionalità di Mario Meda prende una direzione ben precisa quando nel 1965 decide di aprire il proprio laboratorio. Ancora oggi un luogo dal sapore antico che, in mezzo secolo di lavoro, ha visto nascere disegni, gioielli e rapporti preziosi.

La giovane Miriam respira per oltre 25 anni l’aria di casa Meda e del laboratorio del padre, imparando a coltivare il gusto per l’arte, il design e le forme del bello del nostro tempo e del secolo scorso.

A 26 anni si laurea in Architettura e accetta la sfida di essere un artigiano orafo al tempo di Internet e dei Social Network.
Prima donna artigiana della famiglia Meda, anche Miriam è una persona di poche parole: sicuramente più del padre, forse quanto il nonno.
Sotto la guida esperta di Mario e in un certo senso anche di nonno Dante, Miriam interpreta il mestiere dell’artigiano conciliando la tradizione orafa lombarda e il gusto per il design del nostro tempo, le tecniche manifatturiere del secolo scorso e i più innovativi strumenti di modellazione 3D.

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Un artigianato antico in un mondo che cambia di continuo. Una sfida difficile.
Ma forse non più di quelle che affrontava nonno Dante agli inizi del ‘900.

Da sempre i Meda si trasmettono un segreto.
Mario lo ripete sempre.
“Non importa cosa stai facendo: se il più grandioso dei gioielli o una semplice riparazione…qualunque lavoro devi farlo a regola d’arte”.

Un secolo di artigianato, gioielli ed arte.
Un solo nome. MEDA.

Del resto gli artigiani, si sa, sono di poche parole.
Forse perché sono molto bravi ad ascoltare.